LAVORARSI

Tusa Stone, 2017

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ESEQUIE

L’Euphorbia pulcherrima, la mia Poinsettia, qui in famiglia famigliarmente fonata Stella di Natale, dopo un anno esatto di vita e di nostra religgiossa e inimperitura cura, ha cessato di vivere, giusto il giorno del suo primo anno, il giorno di Natale. Solo domani, per ritardo d’affranto, le esequie*.
Adiós Estrella, mi amor mexicana.

euphorbia

últimas fotos de Estrella , 17 diciembre 2016

*en el campo santo Camarretta de Tusa

COGLIONI (12)

(scoglioni nuotatori)

scoglioni-nuotatoriTusa, al tramonto del 16 settembre 2016

TUSA DUE NOVE

E’ successo questo. Cammino spostando l’ora del tramonto a ovest dell’ovest. Cioè salendo pedetentim sino a Pizzo Taverna. Lì il guardo. Oltre la baia di Cefalù la foschia avvisterebbe le coste d’Islanda. Da Pizzo Taverna, il sole riesce finalmente a tirarsi addosso l’orizzonte. Non prima di avere sprizzato l’ultimo sbadiglio su una catapecchia bovara. Spinato di centaurea aspera varco la soglia senza bussare. Attorno al capretto nocino Clint Eastwood sta sparando le carte in faccia a un allegrissimo Leonard Cohen. É un three of a kind. In ombra, là, dalla branda, Kirk Douglas alza la bottiglia malamente, in segno di benvenuto. Esco e saluto la vecchia del B & B che, seduta sulla giukkena, vorrebbe tramutare in triangolo il fazzoletto per la testa. A ogni tentativo di incrocio le punte da quattro diventano otto e così via.

 Pizzo Taverna

SFORNARE FIGLI, AL BLU ABBANDONARLI

ASAMSUNG 3ASAMSUNG 2foto convertita, tusa, 17082016

Difendere Crocetta

Crocetta BattiatoOra mi tocca difendere Crocetta, tutti e due ‘naturalizzati’ tusani. Mi tocca difendere Crocetta (il peggior presidente che la Sicilia, dall’Autonomia a oggi, abbia partorito) non per ragioni di compaesanità o politiche ma, insomma, ricordate la battuta, registrata dal solito orecchione di turno e ampiamente ripresa dalla stampa, di un certo Gianfranco Micciché in fase di atterraggio all’aeroporto Falcone e Borsellino? “Certo che un nome così porta attasso”. Tra parentesi per i palermitani il loro aeroporto, chi glielo toglie dalla testa, continuano a chiamarlo Punta Raisi. Intercettare oggi non è più soltanto gossip, è l’impotenza della politica a fissare regole legislative inequivocabili, è la facchineria di una classe dirigente che per cambiare le carte in tavola sa solo ricorrere al sentito dire, alle voci che condannarono Tom Horn all’impiccagione. Fatti fama e curcati. Intercettare, è un’operazione così brutalmente tonta che si vende a ogni genere di compratori, destri e sinistri, con gli omissis e le secretazioni, le sforbiciate e le incollature, e all’assoluta impossibilità di percepire l’ironia, che è un metalinguaggio che la tonta macchina intercettativa non può cogliere. Quanti amici avremmo perso se avessero intercettato le nostre telefonate, assolutamente trasparenti nel piacere di sfottere e di esagerare per allegria conversativa. Ciò non vale per l’uomo pubblico? Bene, ma nel momento intercettativo anche l’uomo pubblico è un privato. Chi se la ricorda più quella battuta di Micciché, appunto, solo una battuta.

Siciliani correte verso le 5 stelle, verso l’onestà, verso il valore aggiunto dell’incompetenza e resuscitate la Stasi.

  • Breve, volante filmografia avvertita:

  • La finestra sul cortile (Rear Window) di Alfred Hitchcock, 1954

  • La conversazione (Yhe conversation) di Francis Ford Coppola, 1974

  • Tom Horn di William Ward. 1980

  • Omicidio a luci rosse (Body Double) di Brian de Palma, 1984

  • Film Rosso (Trois couleurs: Rouge) di Krzvstof Kieslowski, 1994
  • Le vite degli altri (Das Leben der Anderen) di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006  

Un barbiere in campagna

tagliaforbiciC’é un barbiere a Tusa, ha bottega al km 3, tra contrada Voglino e contrada Camarretta. Il salone è cubico, le vetrate scoprono i quattro punti cardinali del territorio che dal bosco di Tardara girano sino al mare, nuotano attraverso le case del paese poi tornano al bosco. C’è una fila di capelluti e barboni e turisti barboni e capelluti che non aspettano altro che farsi decapitare quei peli noiosi, giornalmente impertinenti. La sala d’attesa è un corridoio protetto da vetrate in plexiglas che, col sole, ondeggiano turbolenti e trasformano la luce in barbagli. Molti odori tra le sedute, dalla citronella alla menta, dalle rose antizanzare, ai soffioni che sostituiscono, per la gioia dei bambini, i seggioli con finti cavallini. Il barbiere è svelto e bravo, anche lui profuma di campagna, sciampagna chiama la sua lozione segreta con cui rinfresca tutti a fine taglio. Non usa forbici ma, le sue stesse dita, forgiate e limate da un suo vicino, il forgiaio di campagna che sa fare giuochi di  fuoco con le sue martellate all’incudine. La coda di clienti è imponente ma se volete venire prendetevi tempo, considerate che questo articolo è stato scritto il 26 maggio del 2027, uscirà il 27.