PREGHIERA 1976

40 anni fa Pippo Tutone, Giovanni Menni, Francesco Gambaro donarono ai soci del loro circolo una preghiera del Corano in cotto siciliano, una storia Zen in carta di riso, un concerto di musica indiana e africana. Cominciò da quel 14 dicembre l’inizio della fine del terzo pianeta, preceduto dalla proiezione de L’Uomo che cadde sulla terra di Nicolas Roeg.

 Preghiera in cottoAh sìTamburino Corano

Riceviamo e pubblichiamo: Pippo Montedoro

Molo est@narcord benissimo quella notte di tregenda con le onde ancor più anarchiche di noi a spazzare il molo est.
Erano infine arrivati l’ora, il giorno, il mese e l’anno dell’insurrezione armata (armala, cioè animale – anzi, animala – come la stavamo chiamando da qualche settimana, mentre ci approcciavamo ai preparativi) ed eravamo nel 1970erotti, precisi precisi.
Pare, parve (oh piccolo!), che ci fosse questo ordine del giorno strisciante e diffuso pur senza telefonini né social elettronici, quel fantasma che si stava aggirando per l’Europa proprio in quegli stessi momenti in cui coinvolgeva tutta l’Italia: “è il momento! È arrivato il momento, compagni! Un brivido durato per settimane percorse le nostre schiene. Stavamo per ottenere qualcosa in più che il diritto di indossare bleu jeans e di riunirci in comitati di base e assemblee, operaie, impiegatizie, studentesche e nullafacentesche. Non so negli altri centri urbani ma a Palermo gli anarchici optammo per una organizzazione tutta nostra. E mica potevamo passare la notte a fabbricar molotov (va be’, questo sì) insieme con quei musoni di Servire il Popolo (tanto per dirne uno), fumando spinelli (questo quasi sicuramente no, con loro) e in tutta allegria (questo no, con certezza assoluta)!
E i tam tam della rivolta ci stavano pure assicurando che gran parte delle forze dell’ordine sarebbe stata con noi, l’indomani sera, mentre avremmo fatto… già, cosa avremmo fatto? Le molotov erano tutte pronte e tenute in caldo (qual locuzione infelice, ho usato) ma a cosa sarebbero servite se i birri fossero stati con noi? Ma, del resto, come insegnava il nostro amato compagno Beppe dagli occhi celesti, nessuno fra noi ne avrebbe mai lanciata una contro esseri umani, caramba o fascisti che fossero. “Dai – mi dice ora un diavoletto mai in scadenza anche se datato – contro qualche politicazzo del cazzo, magari?!”.
“Là, in fondo al vial, ci son le jeep che fumano… là, in fondo al vial, ci son le jeep che fumano… – su musica di Cochi e Renato: Là in mezzo al mar – saran le nostre molotov che si consuuuumano”.
Ma se i piloti delle jeep dovranno appoggiare la rivolta!?
Magari contro qualche macchina blu?, deserta di lavoratori. O contro una saracinesca di banca?, tanto dal pomeriggio in poi non è frequentata. Manco le guardie giurate v’erano, allora, davanti alle banche.
Intanto, a bottiglie riposte con ordine e con un criterio d’uso veloce per l’indomani, lì nel box di Fofò, ripassavamo pure i colpi di ju jiitsu appresi dal maestro cintura nera con la A cerchiata, Ciccio Oliva: non si sapeva mai.
E così arrivò l’indomani e, con esso, la serata-notte di tregenda.
La benzina acquistata con la colletta, Fofò, filtrandola della sabbia, credo proprio l’avrà usata per molti mesi a venire per il vespone.
Il mal tempo pazzesco per quell’aprile che era a Palermo, bloccò tutto (ma… e le altre città d’Europa?: mica piovve dovunque; e i comunisti?). Così finì che la notte …finì con Francesco G., Damiano S. e Pippo T. che si sfidarono fino allo stremo a “fascista chi si ferma prima!” sul molo orientale, mentre le onde quasi anomale lo martellavano. L’altra onda, quella del fantasma che doveva percorrere l’Europa, rimase un fantasma.
(post scriptum non autorizzato di francesco g.): fu in quei giorni che beppe dagli occhi celesti mi prestò per mesi il suo cannocchiale professionale che non focalizzai mai sulla luna ma sulla vetrata della mia dirimpettaia che allegrò le mie notti ballando, provandosi e svestendosi, e rivoluzionando il concetto di conoscenza. chissà dov’è finito quel cannocchiale miracoloso, chissà dove i suoi maledetti occhi celesti. 
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@anarcord è una rubrica della rivista cartacea Nova.