STORIE DEL SIGNOR JFK (96)

Perché JFK tutto il giorno traffica con forbici, tagliabalsa, rasoi, cesoie, decespugliatori, seghe elettriche, denti? Perché, da alcun tempo, unghie, sopracciglia, capelli, barba, barba&capelli, peli pubici e peli interinali, peluria-baby e peluria-darwin crescono a ritmo neo-anti-col. Se gli australiani tagliano la testa alla statua di James Cook, se gli Isis gambizzano le colonne tetrapile di Palmira, se i palermitani azzoppano i cavalli di bronzo del teatro Politeama e se a Berlino a Berlino a Berlino… perché JFK non riesce a decapitare i baffi di Taras Bul’ba, la barba e le treccine di Asdrubale? che quelle gli scappano anche dallo specchio.

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IO SONO IO

img_4637Palermo, risalendo dalle grotte La Marmora, dicembre 2016, oltre mezzanotte

CARTOLINA DA PALERMO

mosule se Palermo si svegliasse un giorno Mosul

NON CHIAMATEMI PADRE PIO

io-sono-padre-piouna volta per graziadiddio ero così:

nuele-a-ciccio*

* Schizzo su tovagliolo del Maestro Emanuele Di Liberto (alla taverna del Maestro del Brodo, Palermo, 1999)

 

NON SOLO MORTI

finestreNon solo morti dentro le case, non solo uomini curvi su computer, indianini dritti su balaustre a pulire vetri, bambini inseguiti e scacciati dai faipresto che sennò arrivi tardi, donne pronte a versare di nascosto vodka nella tazzina del caffè, cani rabbuiati che sognano a orecchie basse il momento di cacare l’angolo della portineria, sveglie con batteria ricaricabile che nessuno ricaricherà, scope nell’abbaino, trucioli di polvere che al passaggio si alzano a mulinello, pareti fermentate di stampe del Giornale di Sicilia con panoramiche della Palermo in bianco e nero, borselli dismessi ma non da buttare è pelle buona, no è vilpelle, meglio, la vilpelle non la fanno più la pelle la trovi sempre, lampadari che ascoltano in silenzio anche ad ali spente, calzette che si azzuffano tra loro in lavatrice, ma come devo fare che le trovo sempre annodate, musica che non si ascolta se non come preriscaldamento al rumore cittadino e televisori accesi da mezzo secolo, telefonini che squillano premurosamente alla faccia delle sveglie, vicini di casa che stanno uscendo e allora aspettiamo che escano, che io in ascensore, che quando ci pagheranno per i lavori, alla riunione di condominio ci vai tu, no ci vai tu, cosi che non ci va nessuno, e il portiere ce lo potevamo risparmiare, cosa ho scordato, le chiavi, no forse non mi sono fatto il bidè, ah no, i denti, vabbé, case dei morti dalle quali si accendono, di tanto in tanto, luminarie solari. *

*Palermo, ore 7,30, secolo XXI

DAL CENTRO DEL PIEDE

all’officina ortopedica, il passo è breve.

officina-ortopedica

SAI CARO SIGNORE

Sai caro signore, ieri sono sceso in campo. L’arbitro era una madre abbadessa di monte cofano. Noi eravamo tre squadre di altopiano. 3 squadre 3: i favaresi, i quisquins di santo stefano e noi, i palermitani di fasis. Si doveva trovare la palla, questo era il gioco. 

la-prossima-andra-meglio