Dopo Blow up

VelenoFare fotografie, continuare a farle, soprattutto dopo Blow up. Sono stato sempre consapevole di non avere un grande occhio, una capacità di sguardo sensibile ai particolari. Mai individuato un asparago o un fungo passeggiando in campagna. Mi piaceva stampare, per questo scrivo fare fotografie e non fotografare: ogni fotografia può diventare una ottima fotografia quando la tramuti in stampa. C’era pure questo piacere religioso della camera oscura, il profumo degli acidi e del buio. Non accendevo mai la luce se non alla decima o undicesima prova. Il rumore della carta pinzonata e agitata per asciugare. Così senza più camera oscura né pellicole né carte, oggi trovo che fotografare, e non più fare fotografie, mi aiuta ad allargare il mio picciolocchio distratto, desesperadosito, fuorifuoco, sconcentrato in una testa che poco vede rispetto quanto gli occhi artificiali possono. Allora scatto, con l’i-phone o con la macchinetta tascabile, e non di rado trovo i morti, dove nessuno pensa ci siano. E’ come se al cieco fosse stata ridonata la vista, al morto la vita o al vivo la morte.

(nella foto, una installazione di Ninni Truden, Orto Botanico di Palermo, 6 gennaio 2015)

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Sudando molto sudando poco

Sudando moltosudando molto sono soggetto a perdita di muco nasale a evanescenza della bellabronzatura agostina a rinuncia di incontri ravvicinati di primo tipo a lagare l’i-phone sino fogarlo a lontanare le genti fossi concentrato di aglio cipolla nicolaarigliano miamartini a spottonarmi la cammicia come un qualesiasi coatto sudando poco sono molto soggetto a sciopero servaggio tutteghiandole a concentrazione di gas intestinali in zone anche ortopediche o intestabubboniche a risucchio automatico di femine grassone molto del sud a perturbazione dell’atto inseminativo per essiccazione a (obbrobbrio obbrobbio) caduta nell’anonimato non puzza ah dunque non c’è