LAVORARSI

Tusa Stone, 2017

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INVECCHIARE, PROBLEMA PER ARTISTI

Nei tempi remoti Prassitele / stendeva intorno a sé con maglie d’oro / percuotendo la pietra / i suoi ideali d’alabastro / esprimendo tutto / il lessico dello scultore / in sillabe visibili / Creò alberi di bronzo / su uno pietrificò un camaleonte / fece volare / colombe di pietra / I suoi compassi misurarono ponti / e amanti / e certi esseri ultraterreni che / fermò nel loro viaggio polveroso / verso la morte / Così non la raggiunsero più / E quasi si può ancora vedere / il loro respiro / I loro fissi occhi di pietra / da tremila anni / quetano il nostro timore d’invecchiare / anche se Prassitele stesso / a ventotto anni era già morto / perché la scultura non è / per giovani / come Costantino Brancusi / molto più tardi / ebbe a dire // *

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  • *Lawrence Ferlinghetti, da Pictures of the Gone World, City Lights Books, 1955
  • **Lawrence Ferlinghetti at the One World Poetry Festival, Amsterdam, 1981

IL DITO MEDIO

Il dito medio dice – puntato sulla ministra Fedeli e sulla sinistra più involuta del bisecolo che oggi si ricandida con la faccia di Bergoglio – il dito medio dice che 18 anni, oggi, sono buoni per morire, non per andare a scuola. Visti più diocettenni al bar con giornale davanti? Cos’è un giornale, è l’unica domanda passibile di risposta balbettante e sprezzante. Oltre, svetta il mondo autoptico dei diociottenni, della generazione della scuola felicemente raschiata via come corpo ammalato, dell’intelligenza random svenduta senza più pudore al dio Ognuno, del suicidio nel vissuto nanoconcluso, o a quello di Allahu Akbar. La sharia non c’entra. Il paradiso è casomai Marte Delle Mosche Bianche. Fanno proseliti i babbi. Quelli col piffero che chiamano a raccolta altri babbi. Una volta li chiamavamo cattivi maestri. Ma la Fedeli non è maestra, nemmeno è cattiva. Nemmeno ha ancora diociottanni.

foto rubata dal profilo fb di Barbara Ottaviani

LA SCOPERTA DEL PERADAM (finis)

Così sono solo senza nemmeno un pezzo di muro materiale per portare la mia ombra reale e la creazione sognata tra le tempie io la porto sempre al punto estremo del mio sguardo teso. A che punto siamo con i secoli? Viviamo anni cupi e senza soprassalti da quando l’universo se ne va verso la sua notte. Ombre di quanti avevano temuto soltanto che il cielo potesse cadere sulle vostre teste ecco potete tremare seriamente. State per soffrire al ritmo del respiro cosmico. Vi ricordate che prima tutto aspirava all’unità una. Adesso tutto spira nella molteplicità dei dolori. E il peso di minuto in minuto diventa sempre più schiacciante su coloro che reggevano i mondi pensandoli. Da quando le loro schiene ne furono rinvigorite allo scatto folgorante dello Spirito dei tuoni.

René Daumal, Le Grand Jeu, Adelphi, 1967

LA SCOPERTA DEL PERADAM (8)

L A   S C O P E R T A   D E L   P E R A D A M   (8)