MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO

Nel film di David Linch, Una storia vera, il vecchio Alvin (Richard Farnsworth), venuto a sapere dell’infarto del fratello Lyle (Harry Dean Stanton) decide di andarlo a trovare, dallo Iowa al Wisconsin su un tagliaerbe. I due sono in rotta da decenni ma: un fratello è un fratello, risponde Alvin per spiegare la sua titanica decisione. Un amico con cui si rompe, infatti, non rimane più amico. Un fratello può pensare di sentirsi figlio unico ma mai un ex. Così il marcatore genetico combacia con il marcatore grammaticale.

 

Annunci

PREAMBOLI QUATTRO (I Reminiscenti)

Zia Mariza fu presa da zio Peppino su un tavolo da gioco a Gorizia. Il padre di lui e di lei fu Serafino. Borse e occhiaie gialle grandi una terrazza, maioliche francesi all’esterno e tanta cirrosi spalmata all’interno. Anche un libro aperto su una laude di Orazio.

 

MI MANCAVANO LE PALME

quasi tutte grufolate dal punteruolo rosso. Così chiesi aiuto al mio amico John Baldessari:

 

DELLA STOLTA SAGGEZZA E DEL CONCETTO DI MORTE (a Sandro Veronesi)

Cavalli

Non so. I miei buccinatori si abbassano sino a raggiungere il mento. Lo scrittore Sandro Veronesi, amabile persona che a Palermo conobbi grazie a Fulvio Abbate, dice, in una intervista di qualche giorno fa ad Annalena Benini, che scelse di non prendere un cappuccino, suo massimo desiderio in quel momento, sapendo che sua madre sarebbe potuta morire da un momento all’altro. Non so. I miei buccinatori si abbassano sino a sfigurare il mento: ma io non ho rinunciato a farmi una sega, per rispetto all’anarchia fisiologica di cui sono fatto, nel bagno di casa di mio padre, sapendo che da un momento avrebbe esalato. Eppoi, uno dei miei scrittori preferiti, continua dicendo che: non sono il più bravo di tutti e infatti so fare altre cose, so giocare con i bambini. Giusto. Ma quanti scrittori, a parte quelli che non hanno avuto figli, non hanno giocato con i propri figli? E quelli senza figli, giocato con i bambini degli altri? Perché mortificarsi di fronte alla morte che è un pieno di vita per chi resta?

ROMANO VS SANGUINETI (per il compleanno delle onomatopee)

io ti farò cucù e curuccuccù, ragazzina lavandarina, se mi bacia il tuo bacio / a chi vuoi tu: ti farò reverenza e penitenza, questa in giù, quella in su, / suppergiù: e tra i tonfi dei miei gonfi fazzoletti poveretti, ti farò, con le mie pene, / cantilene e cantilene: e ti farò cracrà, crai e poscrai, in questa eternità / del nostro mai, e poscrigna e posquacchera, da corvo bianco, e stanco, e sordo / e torvo: / ma tu, prepara qui, al mio picchio la nicchia del tuo nicchio: di più, / prepara, al mio domani, i cani nani delle tue umane mani, le viti dei tuoi diti / mignolini, le microsecchie delle tue orecchie, le arance delle tue guance, il mini- / vaso del tuo naso, l’albicocca della tua bocca, i corbezzoli dei tuoi capezzoli: / e con entrambe quelle tue gambe strambe preparami anche le anche stanche tue, qui / per noi due: per me, vecchio parecchio, prepara, nei tuoi occhi, uno spicchio di specchio: / io ti farò così, lo sai, lo so, vedrai, lì per lì, il mio cocoricò e chicchiricchì: //

(Edoardo Sanguineti, Bisbidis, Feltrinelli 1987)

/ E l’uno va su / e l’altro va giù: / tal donna ven giù, / che non lassa passare: / – Bisbis bisbidis / bisbis bisbidis / bisbis bisbidis – / l’udrai consigliare. / Quivi babbuini, / romei, pellegrini, / giudei, sarracini / vedrai capitare. / Tatim tatatatim / tatim tatatatim / sentirari trombettare. / Balif balauf / baluf balauf / baluf balauf / udrai tringuigliare. Di giù li cavalli, / di su i pappagalli, / in la sala i balli / insieme operare. / dudu dududu / Dudu dududulu / dudu duddudulu / sentirari naccherare. / Ma quel che più vale / (e al sir non ne cale) / veder per le scale / taglier trasfugare, / con quel portinaro / che sta tanto chiaro, / che quel tien più caro / che me’ ne sa fare!/ Qui de li ragazzi / vedut’ho sollazzi / che mai cotal pazzi / non vidi muffare. / Qui non son minazze / ma pugna e mostazze; / e visi con strazze / e occhi ambugliare. / Gegi gegegì / gegì gegegì / gegì gegegì / gli uccelli sbernare. / …

(Immanuel Romano, Bisbidis a messer Cane della Scala, 1261)