OGGI COSA HO


Oggi cosa ho, mi sento un polpo. Il metacarpo della mano sinistra duole all’infinito. Forse un principio di maldiugola: mi riaddormento? Un torciscroto: alla prossima pipì la bustina di OKI. Anche se è stagione, dovesse piovere, non le rientro più le poltroncine di tela. Rimangano chiuse in casa come d’inverno, per sempre. Oggi sottocopertura? Domani disperso? Resto seduto. I denti provo a pulirli con la lingua, vengono pure lucidi. Tanto non mangio. Un cancro al piede si risveglia quando mi alzo. Le filinie solleticano la faccia dopo avere disincastrato la finestra dell’abbaino. Mi guardo allo specchio. Bello così: la tela umana del ragno.

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C’E’ CALDO PER TE

C’è caldo. Ho acceso il camino. Gli occhi del turco blu. In ceramica la testa. Polvere la stuoia di Tunisi. Il maldicollo è una traduzione impossibile per te.

JOKER

Un fratello suicida; un altro, medaglia alle vittime di parapendio; una sorella perita di mancato parto trigemino; un’altra, molto amata, assassina in Canada e, culpa lata, bastardo. Colui si sente nessuno, un nome senza nome, una pecora nera anfibia smarrita in un lago di cigni. Sine spe. Nel castello, svuotato dei suoi eredi designati, le cadute depressive non mancano. A Colui non resta che recarsi nella sala degli specchi e simulare il ghigno dello stemma di famiglia.

MAZURCHEGGIA COME UNA SCHEGGIA

eppoi volteggia, sento un profumo quiklik, di saponetta è così scik, ce l’avrà addosso quel flik, mentre valzeggia, sì fisica allegorick,  eppoi giggionesca, platonica ma anche fisik, e si pavoneggia e signoreggia

 

 

 

SOGNI A DELINQUERE

Avogard mi guarda sfilare le calze dagli stivali di cuoio che per più di un’ora sono state sotto il suo naso. Delivery non finisce ancora di parlare, allora sono io a dire, vado. A tavola i parenti più stretti hanno quasi finito; il piatto con le sue tagliatelle rosse, invece, è quasi appassito. Infilato l’ultimo stivale saluto gli amici, tranne Nequiescenz. A Delivery non ho confessato quanto Nequiescenz mi sia sembrato invecchiato perché avrebbe risposto: tutti invecchiamo. Regalo alle figlie degli amici, che giocano a supplì lanciandosi supplì, pezzi di scacchi. A Meridiana, la nipote di Nequiescenz, due regine nere. Salgo sull’Harley che si mette in moto a comanda. Noto che il manubrio ha aggiunto un terzo braccio, senza leva frizione. Il braccio del riposo o del dormiente: quando il generale è stanco e la strada solo orizzonte. Parto con la quinta e per un po’ non riesco a ingranare nessuna altra marcia.

p.s. mentre spingo col piede Harley Monopattino, mi spiego diversamente perché non ho salutato Nequiescenz. E’ morto. Ero giusto salito a casa di Delivery per la cena di commiato. Me l’hanno ucciso, piangeva infatti una delle sue mogli, tra una forchettata e l’altra.

* Jessica Riccardi, incisione calcografica a punta secca per “Gli storpi arriveranno per primi” di Flannery O’Connor

DEBORAH E BENEDETTA

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*Palermo, via Dante, 25 marzo 2008