GIACOMO PER OGNISSANTI

leoNapoli, Tipografia Vitale, 1859

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OH!

ohOH!

 

CARTOLINA DA PALERMO

mosule se Palermo si svegliasse un giorno Mosul

NON CHIAMATEMI PADRE PIO

io-sono-padre-piouna volta per graziadiddio ero così:

nuele-a-ciccio*

* Schizzo su tovagliolo del Maestro Emanuele Di Liberto (alla taverna del Maestro del Brodo, Palermo, 1999)

 

ARAZZI D’ANTAN

router-personalizzato

 

*nella foto, affresco di Gaetano Testa su Router Linksys Cisco – Wag200G Annex-A (Home Gateway) 2016

NON SOLO MORTI

finestreNon solo morti dentro le case, non solo uomini curvi su computer, indianini dritti su balaustre a pulire vetri, bambini inseguiti e scacciati dai faipresto che sennò arrivi tardi, donne pronte a versare di nascosto vodka nella tazzina del caffè, cani rabbuiati che sognano a orecchie basse il momento di cacare l’angolo della portineria, sveglie con batteria ricaricabile che nessuno ricaricherà, scope nell’abbaino, trucioli di polvere che al passaggio si alzano a mulinello, pareti fermentate di stampe del Giornale di Sicilia con panoramiche della Palermo in bianco e nero, borselli dismessi ma non da buttare è pelle buona, no è vilpelle, meglio, la vilpelle non la fanno più la pelle la trovi sempre, lampadari che ascoltano in silenzio anche ad ali spente, calzette che si azzuffano tra loro in lavatrice, ma come devo fare che le trovo sempre annodate, musica che non si ascolta se non come preriscaldamento al rumore cittadino e televisori accesi da mezzo secolo, telefonini che squillano premurosamente alla faccia delle sveglie, vicini di casa che stanno uscendo e allora aspettiamo che escano, che io in ascensore, che quando ci pagheranno per i lavori, alla riunione di condominio ci vai tu, no ci vai tu, cosi che non ci va nessuno, e il portiere ce lo potevamo risparmiare, cosa ho scordato, le chiavi, no forse non mi sono fatto il bidè, ah no, i denti, vabbé, case dei morti dalle quali si accendono, di tanto in tanto, luminarie solari. *

*Palermo, ore 7,30, secolo XXI

DI NASI ALLA GUERRA

amuccheSenti come profuma. Veramente non profuma. Afferro dalle sue mani il fiore di pomelia. Profuma, senti come profuma. Afferra dalle mie mani senza furore il fiore della pomelia. Non profuma. Mi porge un fiore di gelsomino. Aspiro sino a togliergli l’alito, poi glielo porgo. Senti? Non sento niente. Striscio la mano sulla giovane lavanda. Vedi come si alzano in cielo? Cosa (con furore)? I suoi figlioli ciclamino. Veramente qui non si alza niente. È uno scontro di psicologie coniugali, i nasi non c’entrano. Si sentono, si vedono ma non centrano niente.