GLI ANARCHICI

Guardateli, hanno gli stipendi più bassi di tutte le categorie statali, hanno sindacati che tutto il mondo ci invidia, hanno la generazione di studenti più ingovernabile autarchica deumanizzata mutante misteriosa, hanno sfiorato l’età sinodale per entrare di ruolo, hanno moglie e marito, buona parte mogli e mariti, e figli e genitori ottuaggenari che fanno diligentemente la fila non importa per cosa, hanno Fabrizio Rondolino e l’intera macchina da guerra dell’Unità contro, hanno pulman che ogni giorno fanno la spola – solo per loro, solo andata – Agrigento-Saronno, non hanno casa a Agrigento non ne hanno a Saronno, hanno fama di stanziali di svogliati di retrogradi di antiflessibili antieuropeisti, non hanno, si diceva con vieta rettorica postbellica, occhi per piangere ma partono ciechi alla causa, con zainetti e sussudiari della campagna di Russia, in tasca anziché pugni il manualetto della nuova costituzione da tradurre in versi, insegneranno per imparare, impareranno il superamento del verbo insegnare, incapaci di voli hanno dimenticato la strada e riattualizzato, inconsapevoli e a favore di governo, le linee ferrate, hanno rivoluzionato i valori della mestizia e della remissione, sono gli anarchici meridionali, deportati verso Lugano.

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SIAMESAMENTE LONTANI

Il Corvo 2

Daltrokanto erano koetanei. Sovrapponendo gli ovali delle loro facce avrete un unico identikit, un eteronomo. Lui Gerardo, l’altro Edgardo. Uno pazzo per Aurélia, l’altro per Leonore. In comunione metaletteraria sul direttissimo Parigi-Boston e le stazioni notturne del sogno. La melopea (con fatica nelle traduzioni) nullifica la distinzione tra prosa e poesia. Eppure, o per questo, non è generazionale l’empatia.

Come descrivere la prostrazione in cui mi gettarono quei pensieri? – Ora comprendo – mi dissi – ho anteposto la creatura al creatore; ho deificato il mio amore e ho adorato, come nei riti pagani, colei che aveva consacrato a Dio il suo ultimo respiro. Ma se questa religione dice il vero, Dio può anche perdonarmi. Può rendermela, se mi umilio davanti a lui; forse il suo spirito ritornerà in me! – Erravo a caso per le strade, in preda a questo pensiero. Un funerale incrociò il mio cammino; si dirigeva proprio alla volta del cimitero dove lei era stata sepolta; mi venne in mente di andare laggiù, unendomi al corteo. – Ignoro – mi dicevo – chi sia questo morto che portano alla fossa; ma ora so che i morti ci vedono e ci sentono; – forse costui sarà contento di vedersi accompagnato da un fratello di dolore, più triste di tutti coloro che lo accompagnano – . Questo pensiero mi fece versare qualche lacrima, e dovettero prendermi per uno dei più cari amici del morto…

– laggiù mi aspettano! – pensavo. Suonò una certa ora. Mi dissi – E’ troppo tardi! – Voci mi risposero: – E’ perduta! -.” (Gerard de Nerval, Aurélia, traduzione di Giancarlo Pontiggia)

Tristo profeta – aggiunsi – profeta, uccello o demone / Per il ciel che ci guarda, per quel dio che adoriamo, / dimmi, l’anima affranta riabbraccerà nell’Ade / una santa fanciulla chiamata in ciel Leonora, / una dolce fanciulla chiamata in ciel Leonora? /

Disse il corvo: – Mai più -.” (Edgar Allan Poe, Il corvo, traduzione di Franco De Poli)

A PROPOS DELL’EROS MORTUARIO DELLA RELIGIONE ISLAMICA

Perizona

aperizona

ada-mitico, duemilasedicesima taglia

SFORNARE FIGLI, AL BLU ABBANDONARLI

ASAMSUNG 3ASAMSUNG 2foto convertita, tusa, 17082016

ALTRI INCIPIT (Helmut Heissenbuttel)

Acqua foto 2Dipingeva su acqua. Era la sua innovazione.

Dipingeva su acqua ossia: non faceva scorrere come pittori precedenti acqua tinta su carta. Non dipingeva quadri da appendere. Non dipingeva quadri affatto. Non ciò che sin dalla sua innovazione si intendeva per quadro.

Dipingeva su acqua. Su ogni tipo d’acqua. Su pozzanghere piovane su distese lacustri sugli specchi d’acqua di recipienti pieni. Su acqua tracimata intorno a un vaso di fiori. Su acqua di mare. Su acqua da bagno. Dipingeva su acqua liscia. Dipingeva su acqua mossa. Su acqua limpida e su acqua torbida piena di alghe e di particelle sospese. Ombre e riflessi di sole. Persino acqua su acqua tinta se ce n’era a mano…

I suoi quadri. Come ho detto non erano quadri. Giochi fatti di curva onda riflesso ombre di tracce e tracce di tracce. Una volta mentre cercava di completare d’acqua (anche lui non voleva stare fermo) con scultura d’ombra subì una regressione. Dopo essere passato da ombre semplici a ombre combinate e colorate si sorprese a volere fotografare la scultura d’ombre in uno dei suoi mutevoli stadi. Ciò significava la regressione. Conservare fissare trasmettere mostrare era la regressione. Era l’inane… (H.H. Testi 1/ 2 / 3, Einaudi 1968)

cfr.: Ah, non in te, non in figure / d’amore, né in sangue di figlio / né in parola, né in atto di dominio / v’è cosa dove il buio si quieti.

Iddi e bestie – tutto uno scherno. / creatore e mercatore, io tu – / crepaccio, catafalco, di conchiglie / crescono gli occhi fino a sigillarsi.

Solo a volte è crepuscolo: in aromi / d’arena, toni di corallo, / in spaccature, in dirupi, / sollevi tu alla notte il greve ciglio: /

sull’orizzonte la chiatta velata, / fiori di Stige, sonno e papavero, / la lacrima nei mari si compenetra – / a te: regressione thalattica.// (Gottfried Benn, Morgue, Einaudi 1972)

NOTE IN MARGINE A UN DISCORSO DI INSEDIAMENTO

Girava l’altro giorno questo volantino tra i 90 deputati, assenti e presenti, dell’Assemblea Regionale Siciliana: NOI SIAMO ALFIO BARBAGALLO

POETITALY

Roma, Corviale – estate 2014

Roma Corviale