Analffettivo

analffettivoLui dice, gli omosessuali li fiuto con la stessa facilità con cui fiuto i delinquenti: nasum ad culum posuit

*Avv. Carlo Taormina

Giufà

a figliaC’era una volta mia figlia, c’è ancora in questa fotografia, c’è ancora oltre questa fotografia, c’era anche il signor Bonaventura, c’era anche nel libro che conservo con sfondo pistacchio e c’è ancora nella mia testa di bambino non cresciuto a sufficienza, c’era una volta Giufà, mi divertivo ascoltando le storie che mi raccontava, la più bella fu questa, che ripetei con mio padre, allora arriva l’acqua, io ero molto lontano, fuori vista, rispondevo sì sì abbassando la testa.

Un mondo imperfetto

ben joviUn mondo imperfetto, cacca vanga e corona in testa, accettare l’ignobile e navigare nell’ignobile, la puzza di naftalina, la naftalina è la puzza, un mondo imperfetto di presuntuosi che vogliono sopravvivere nella puzza camuffata, naftalinomani. Se ne pentiranno, ma chi se ne fotte, noi non ci saremo, al capezzale né Dante né Cervantes, la nostra forza sta nella morte che in questo momento è scia-lla-llà, scia-lla-llà. Jon bon jovi, mindnight in chelsea.

Un viaggio di nozze in un solo giorno

TaorminaLa mattina in cui arrivai a Taormina, dopo essermi appena sposato, telefonai da un bar a mio suo suocero. Dissi, siamo a Taormina. E cos’è, chiese mio suocero, è un paese sul mare in provincia di Messina. Si alzò minaccioso un energumeno dal tavolino del bar, cos’è che sta dicendo, Taormina è una città non un paese. Prima di mezzanotte tornammo a Palermo, finendo spaventati sotto un piumone di piume rosa.

Perché i caratteri dei bugiardini

cubitalinon sono mai cubitali?

Difendere Crocetta

Crocetta BattiatoOra mi tocca difendere Crocetta, tutti e due ‘naturalizzati’ tusani. Mi tocca difendere Crocetta (il peggior presidente che la Sicilia, dall’Autonomia a oggi, abbia partorito) non per ragioni di compaesanità o politiche ma, insomma, ricordate la battuta, registrata dal solito orecchione di turno e ampiamente ripresa dalla stampa, di un certo Gianfranco Micciché in fase di atterraggio all’aeroporto Falcone e Borsellino? “Certo che un nome così porta attasso”. Tra parentesi per i palermitani il loro aeroporto, chi glielo toglie dalla testa, continuano a chiamarlo Punta Raisi. Intercettare oggi non è più soltanto gossip, è l’impotenza della politica a fissare regole legislative inequivocabili, è la facchineria di una classe dirigente che per cambiare le carte in tavola sa solo ricorrere al sentito dire, alle voci che condannarono Tom Horn all’impiccagione. Fatti fama e curcati. Intercettare, è un’operazione così brutalmente tonta che si vende a ogni genere di compratori, destri e sinistri, con gli omissis e le secretazioni, le sforbiciate e le incollature, e all’assoluta impossibilità di percepire l’ironia, che è un metalinguaggio che la tonta macchina intercettativa non può cogliere. Quanti amici avremmo perso se avessero intercettato le nostre telefonate, assolutamente trasparenti nel piacere di sfottere e di esagerare per allegria conversativa. Ciò non vale per l’uomo pubblico? Bene, ma nel momento intercettativo anche l’uomo pubblico è un privato. Chi se la ricorda più quella battuta di Micciché, appunto, solo una battuta.

Siciliani correte verso le 5 stelle, verso l’onestà, verso il valore aggiunto dell’incompetenza e resuscitate la Stasi.

  • Breve, volante filmografia avvertita:

  • La finestra sul cortile (Rear Window) di Alfred Hitchcock, 1954

  • La conversazione (Yhe conversation) di Francis Ford Coppola, 1974

  • Tom Horn di William Ward. 1980

  • Omicidio a luci rosse (Body Double) di Brian de Palma, 1984

  • Film Rosso (Trois couleurs: Rouge) di Krzvstof Kieslowski, 1994
  • Le vite degli altri (Das Leben der Anderen) di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006  

Tagliare i ponti

eliminare i pontiA me viene l’ansia. Quando abitavo in città l’ansia era diluita dai normali passaggi kronofrenici. La corsa all’autobus, guadagnare un posto tra la fila del supermercato, mantenere un appuntamento in centro alle 13 e 10. A me non veniva l’ansia, sudavo, imprecavo ma quasi come in un rituale o un mantrafelix ritornavo a casa dall’ufficio postale con la ricevuta della multa dell’IPCOA regolarmente stampigliata di una bellissima parola: pagato. In qualche modo, posso dirlo, ero felice. Facevo quello che mi si diceva di fare e lo facevo. Ottemperante ottemperavo. Qui in campagna, lontano dalla gioia attiva del mondo civile, mi viene l’ansia. Telefono a voci metalliche, banche, gestori telefonici, gentili professionisti dello sgarbo, sale d’attesa virtuali e bianche che nemmeno quando dal dentista, che almeno avevo qualcuno con cui condividere partecipes huius pessimae. Tagliare i ponti, scrivo sul mio diario giornaliero. Ho un gran bel paio di forbici antiche riverniciate dopo essere state benbene affilate. Domanda: come si tagliano i ponti a sforbiciate? E, tagliare i punti? In due in tre, in quanto posso segmentizzare un punto?