Se Sia vi entri in casa e felicità sia

SiaSbucata dal citofono o dalla toppa della porta, dai cassetti al ginepro o dalla naftalina, dall’antinomo del melo o dal suo sinonimo, e salti per le stanze moltiplicandole fossero quelle di Poliziano, si materializzi in dentifricio per il rubinetto dello specchio o in pioggiapazza dalla doccia, che buchi il tavolo da termite operaia o il ghiaccio che scalda il frigorifero pieno di tosse, e canti gianpieretti con i capelli dell’est, tra le buche della memoria e la lucefissa degli occhi, che risolva quiz senza accendere un televisore, se Sia sia la nostra bambola di questa buonagiornata.

Il vostro preziosissimo niente

Niente

Chi si nasconde dentro quella finestra. I nemici sono dappertutto, soprattutto, dentro le finestre. Nel nostro corpo, oramai assuefatto alla malattia, nel sole che sta all’uovo come l’occhio di bue al suo riflesso. Il nemico ha stivali rossi, potrebbe invece avere ballerine rosa, potrebbe essere scalzo.  Oggi è con gli stivali rossi. Forse. Guardatevi gente che salite sull’autobus senza portafogli, senza niente potrebbe esservi rubato il vostro preziosissimo niente.

Fine delle mie ultime 8 palme

a Rosanna Pirajno

siano maledetti i punteruoli ma siano maledette anche le palme, piantate prima della costruzione della casetta in canadà, sia maledetta pure la casetta in canadàcasetta in canadà

Rigor mortis

Rigor MortisStamattina mi sono svegliato così. Molto allegro anche se non mi muovevo. Pensavo adesso mi bevo un bel bicchiere d’acqua. E non mi muovevo. Dicevo ti darei un bacio, forse un morso, vorrei leccarti la lingua con la lingua. Stamani dicevo, in vita mia non avrei mai potuto scrivere stamani e, invece. Ero rigido, pensavo di avere tra le mani il telecomando, le mie stesse mani e, invece. Non avevo niente. Stamattina mi sono svegliato così, che non avevo niente tra le mani, ero immobile assolutissimamente, eppure, le mani morte corrono verso la bottiglia d’acqua, un morso alle tue labbra, il telecomando. E ho in testa Peppino di Capri che canta, a Capri, Roberta.

Da Nicola Di Maio

da Nicola Di Maio24 novembre 2014, Castelvetrano

Sanpietrini

SanpietriniChe siano orme di piedi. Che siano sanpietrini sopravvissuti all’asfalto. O cuori di lacrimose fanciulle abbandonate in strada. Orde di unni che scherzano con il cemento. Ci disunghiavamo le dita per tirarle alla vita. Scaglianfole per rabbia contro poliziotti basebalgum. Che siano ombre di zampette di elefante. Restino impresse come le mani di famose attrici sul marciapiedi del viale del tramonto. Che siano figure di animali, tutte vestite di grigio, tutte disuguali, tutte fossili. Che non capiscano niente ma che marcino segnando il passo.

Il Buconero

CalimeroTu ti pavoneggi se ieri hai avuto 655 visualizzazioni, ti deprimi se oggi ne hai solo 11, Corrado Augias, mi dicono, fa il giro delle librerie ogni volta che un suo libro esce, quante copie abbiamo venduto oggi, si sfrega le mani o scuote la testa secondo la risposta delle commesse, il mondo web non è diverso dal mondo reale, posto naturalmente che il web è il mondo reale ma, in sostanza, gli ognuno che sperano di sentirsi qualcuno, restano e saranno sempre un misterioso buco nero.