Nella mia vecchia scarpa

nella vecchia scarpaCercava nella mia vecchia scarpa. Ma cosa cercava? La vita, l’amor?

Lucio Quarantotto cadeva

Il Trionfo della morte

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Il bracciolo della sedia cadeva. La sedia cadeva. Il presente cadeva. Le corde del contrabbasso saltavano una dopo l’altra senza intervalli. Gli zoccoli di marmo del cavallo di Garibaldi cadevano. Quanta odorosa merda cadeva dentro ogni testa. I nonni sul Carso, i nipoti affacciati a abbaiare da un condominio bianco. Lucio Quarantotto cadeva un anno fa buttandosi con la pioggia e il mondo faceva il bagno. Ampie sottane di donne incinte cadevano scoprendo nudità previste. Donne incinte e nonnati cadevano. Lo strazio di passare sopra i loro corpi. Lo straccio sperando di cancellare il sangue invisibile. Non c’era più gloria nella morte, solo puzzo di gas. Non c’era la fine. Solo un ansimo, il cavaliere alzava la mano in segno di saluto. L’addio era per tutti uno sternuto di salute.

*Particolare del Trionfo della Morte, Ignoto, metà sec. XIV, Palazzo Abatellis, Palermo.

Vedi anche, “Cosa allude cosa … Narrare un quadro” di Francesco Gambaro, Fasis 1970-1977, edizioni Perapp, Palermo 2005

Paura delle bufere

Schermata 08-2456533 alle 21.24.55(clicca l’immagine)

A telefono ci chiediamo che tempo fa prima di vederci. Qui è bufera, forse una tromba d’aria. Qui è uguale, sembra che le cime degli alberi vogliano spiccare il volo. Siamo dirimpettai, ci chiediamo ogni volta che tempo fa prima di attraversare la strada. Per vestirci giusto, per non rischiare una polmonite d’inverno, una sudata eccessiva in queste nottate di agosto. Allora vieni tu o vengo io? Silenzio dall’altra parte della cornetta. Allora vengo io o vieni tu? Silenzio. Abbiamo entrambi paura delle bufere.

Autostrada Palermo-Catania

Mano fuoriE’ tutto quello che rimane. Un braccio sinistro, un orologio Sanyo. Il resto è uno stufato di lamiera. Bambini, ma ce n’erano? Una moglie, ma ci stava? Qui all’istituto di medicina legale assaggiano l’arto sopravvissuto per ricostruire la pietanza mancante. Il dottor Birramoretti ficca con passione l’occhio nella cavità clavicolare. Niente, e non riesce neppure a tirare fuori l’occhio. Lo perderà. L’infermiere Addetto sfila l’orologio con l’intenzione di andarselo a impegnare ma lo trova bloccato alle 15 e cinquantaquindici. Non ci posso credere, dice spaventato, e lo lascia cadere frantumando l’unica prova indiziaria. Fuori i giornalisti chiedono al maresciallo dei carabinieri se era di un’Opel o di un auto pirata il reperto salvato.

Perché non ci si può rompere i coglioni

foto (7)Perché non ci si può rompere i coglioni in Un posto al sole?

Gemma di sale

Gemma di mare fotoLa gemma di sale è un’orata cotta al forno. Di circa ottocento grammi. Si sviscera, si riempie di gelatina d’uovo, di gramigna tagliuzzata fine, di gramignone tagliato meno fine, di gechi neonati vivi, di polpa di fichi neri prematuri, di un tantinello di terra al diserbante, di bucce di fichi d’India siciliani, di lune di unghie raccolte ad abundantiam sul pavimento di casa. Infine strusciare con bambagia imbevuta di amuchina l’intera gemma. Sul letto, già predisposto per il travaglio con sale fino alle erbe, si depone l’orata, la si copre con sale grosso e la si introduce in forno con un bacio sonoro. Tempo di cottura: un’orata.

Mastro Pasquale e la posa delle piastrelle

La posa di mastro PasqualeDovendo decidere la posa del pavimento, se obliqua o retta, mastro Pasquale non ha dubbi: è lo stesso, se lei la vuole obliqua si mette qui all’angolo della piastrella dove sono io, se la vuole retta si mette lì al lato della piastrella dove è lei.